Poco cordiali, poco solidali/2

settembre 2, 2009 § Lascia un commento

Made in usa

luglio 8, 2009 § 10 commenti

cacciatore statounitense si sbaglia e uccide bambino di 11 anni grosso quanto un cinghiale.
sarà per la prossima volta.
questa volta bambino 11enne uccide cinghiale. con pistolone.

cinghiale_gigante

Aphorism

giugno 7, 2009 § 11 commenti

Ricordate “Anna, la stupratrice di sentimenti?”  Ha avuto una mini recensione sul sito, in cui io sono iscritto, aphorism.it

Questo è quello che pensano del racconto:

Anna, la stupratrice di sentimenti
Visto da noi: L’ incontro di due mondi apparentemente diversi, eppure fortemente in simbiosi. Una diversità che talvolta allontana, rende invisibili fino a quando spalanca le porte a quel vento che desiderava trattenere emozioni e, a sua volta, trasmetterle.

Together with me

maggio 23, 2009 § 13 commenti

è da tempo che non mi trovavo a cenare da solo. sarò masochista ma la solitudine a me piace. sto bene in compagnia di me. sarà, ma sento che questo luogo, presto diventerà deserto.

non me ne preoccupo e non fatelo neanche voi, sicuramente non lo farete. è l’afa che mi spinge a pubblicare di meno.

scrivo,perchè scrivo, ma la voglia di tornare in questo posto è poca, poca.

programma della serata: spaghetti con zucchine e gamberetti (rigorosamente surgelati), sky propone “juno”, il film della quindicenne incinta, oppure la replica de “l’era glaciale” di daria bignardi.

se volete venirmi a trovare sto a cremona in Via Gluck, 7 se suonate il citofono e non vi rispondo è perchè sono sotto la doccia e mi sono già rotto di juno e della bignardi messe insieme chiaro?

L’Altro

maggio 12, 2009 § 3 commenti

Martedì 12 maggio troverete in edicola un nuovo quotidiano, “L’Altro”, diretto da Piero Sansonetti.

L’«Altro» Sansonetti rottama la Sinistra, anzi si potrebbe dire che la butta addirittura via. È lui stesso a esordire così alla presentazione del suo nuovo giornale, l’Altro: «Questa sinistra è da buttare, andrebbe rifatta tutta daccapo. Serve una forza aperta, capace di parlare con tutti, che sappia rompere i suoi tabù e superare vecchi steccati». Eccolo Piero Sansonetti (nella foto) defenestrato da Ferrero a Liberazione e oggi al battesimo come direttore dell’Altro, da oggi in edicola, finanziato dalle cooperative, con l’ambizione di rivolgersi a quel vasto pubblico scontento dell’attuale gauche. Dieci redattori, distribuito da Mondadori in 80 città, l’Altro avrà un’edizione online e uscirà sei giorni su sette con obiettivo 10-20mila copie e una tiratura iniziale di 90mila.

Tutto spiega tutto. Con 90 mila tirature figuriamoci se a Cremona arriva. Buona cosa è che ad ogni edicolante a cui porgevo la solita domanda “Ha L’altro quotidiano di Piero Sansonetti?”, risposta dell’edicolante ” Molte persone l’hanno chiesto ma a noi non è arrivato”(ho trovato tra l’altro anche quelli stra-sfegatati comunisti), dicevo appunto che il fattore positivo è che credevo di essere l’unico cremonese a richiederlo e invece non è stato così, d’altronde Cremona è un città di sinistra.

Ciò che fu z. (parte seconda)

marzo 20, 2009 § 4 commenti

Aspettava da ore, infinite ore per vedere me, nient’altro che me. L’avevo conosciuto in una di quelle chat gay che vanno di moda per scopare, si esatto, quei luoghi chiamati puttanai virtuali. Era carino, biondo e con gli occhi azzurri. Era il mio principe sul cavallo bianco. Durante la conversazione cibernetica parlammo del più e del meno. Sembrava che la mia vita gli interessasse. Avevo quindici miseri anni, lui trentatre, gli anni del signore.Scopare con il Signore non è da tutti i giorni. Ci scambiammo il numero, dopo cinque istanti il cellulare iniziò a tremare. L’avevo irto fra le cosce, scosse il membro già duro e mi provocò un dolce e solitario piacere.

 

Risposi, un po’ emozionato, mi tremava la voce, era la mia prima volta che parlavo con uno della mia stessa specie,della mia razza, infetto dalla mia stessa malattia. Ironia. La millesima,o forse di più per lui. Fece apprezzamenti sulla mia voce, dicendo che era una voce molto sensuale, calda per uno della mia età. “Ma hai davvero 15 anni  o mi prendi in giro, non è che quando ci vediamo invece che incontrare  te  mi vedo davanti un uomo maturo grasso bramoso di sesso vero?” Continuò. “Sai le chat non sono mai sicure, bisogna fare attenzione e selezionare”. Presi appunti di cose che sapevo già, che conoscevo benissimo da solo grazie alla mia intuizione. Prima di chattare con Cristian, c’erano stati altri venditori di cazzi che mi avevano corteggiato a lungo. Rifiutai alcuni perché troppo grandi, altri brutti come i cessi delle autogrill, altri ancora mi spaventavano ed eccitavano allo stesso tempo ma era troppo presto per provare del sesso estremo con uno di loro. Preferivo un incontro normalizzato, con una persona che mi esprimesse fiducia o per lo meno un poco. Cristian sembrava  quello al caso mio, quello giusto.

Ci incontrammo il giorno dopo del mio compleanno. Mi portò una scatoletta di 4 baci dato che sbadatamente glielo avevo accennato durante la telefonata che il 4 aprile era il mio sedicesimo compleanno. Fu un gesto davvero apprezzabile. Fu carino, dolce. Era miele, pastafrolla che si mischiava al miele. Era un dolce squisito che avrei assaporato la stessa sera. Salì nella sua macchina. Mi aprì da dentro la portiera. Gentiluomo, anzi gentil gay, pensai. Andammo a fare un giro per Cremona. La città di Mina, la tigre di Cremona, la città del torrone, della mostarda, del torrazzo, delle tre t: turon, teraz, tetas.Torrone, terrazzo, tette.

 

Ci appartammo in un parcheggio, era deserto, fuori un ‘aria intensa e fresca si era sollevata. Esitai per un attimo, assorto nei meandri di quell’attimo. Parlammo, anzi parlava. Io per lo più lo ascoltavo. Finì di muovere la bocca, si esercitò non più con le parole ma riempì la sua bocca con la mie labbra morbide. Mi baciò. Fu un bene quel bacio, lui aveva finito di parlare ed io un po’ spaventato da tutto quello che mi aveva raccontato sul mondo gay, non sapevo che dire, ero frenato. Lo vedevo come mio padre, un rabbino che aveva già svolto un percorso lunghissimo, intrinseco di infinità  ed io sprovveduto di gemma, di clorofilla ero lì su quel sedile fermo che ascoltavo la voce della sapienza e della verità assoluta per me in quel momento. Era il giorno delle verità. Appresi le sue esperienze ne trai come qualcosa da imparare, da sapere, da custodire. Un segreto incolmabile. Le sue parole mi si ficcavano in testa come un martello pneumatico, come il suo cazzo che riuscì ad entrare a malapena nel mio piccolo culo. Aveva un pisello davvero grande di circonferenza, lungo il giusto, ne troppo lungo, ne troppo corto. Gli dissi che era la mia prima volta che facevo sesso, era eccitato all’idea di sverginarmi. I suoi occhi catapultati sul mio fondoschiena, le sue mani che mi aprivano il sedere in due estremità come fosse stato un cocomero. Infilò un dito, lo mosse su e giù, mi dava fastidio ma tacqui e sopportai in silenzio, a sua volta infilò un secondo dito. “ Hai un buchetto molto elastico, non dovresti provare dolore.” Sogghignò.

 

Faccia e culo, faccia e culo. La sua faccia e il mio culo a 1 cm di distanza.  Infilava la testa tra le mie chiappe come fosse alla ricerca di un tesoro.  Con il cazzo in tiro, trovò quel tesoro, l’estasi. Digrignai i denti quando lo sentii entrare. Un oggetto organico mi aveva infilzato. La spada nella roccia, lo stuzzicadenti che conficca l’oliva, l’ago che penetra il filo. Poi il gusto, si muoveva al ritmo del suo piacere, come un cucchiaio pieno di yogurt scivolò sul tappetino della macchina. Aveva sporcato la sua costosa macchia del suo sperma bianco latte acido.

Io non ho goduto.

Cristian dopo ciò si mise a pulire con dei fresh and cline il suo adorato tappetino. Il suo pene colava. Da brava cagnetta mi prostrai a lui e glielo pulii con la lingua . “ Ei che fai, certo che siete tutte troiette voi froce giovincelle”.

 

E’ male? Gli chiesi. “Lasciami asciugare”. Voglio diventare il primo della classe. Le cose si devono fare bene oppure non ha senso farle. Escalmai. “Si,si lasciami fare, lasciami pulire.”

 

Mi accorsi che quella faccia di culo non aveva messo il preservativo. Tremavo. La settimana prima ero stato invaso da internet, la ricerca sull’aids mi aveva portato pagine e pagine di malattie, precauzioni, anello vaginale, preservativo, pillola, epatite A,B,C.

Ed io stupido fanciullo ingenuo non avevo fatto attenzione che il Signore mi aveva scopato senza un profilattico! Dopo avermi inghiottito del suo sapere, che i gay sono tutte troie, che non esiste amore eterno tra gay, che gli omosessuali sono tutti infetti di aids.

 

Lo odiavo.

 

Mi riportò a casa.

 

Con il buco che mi faceva male scesi dalla sua BMW.  Non lo salutai, aprii il cancelletto di casa e corsi verso il mio rifugio, la mia casa severa, il mio nido secco. Andai in bagno e mi pulii forte il viso come fosse stato invaso da nei, da macchine nere e viola. Le guance arrossite, gli occhi lacrimare, vidi un angelo dal viso sporco in quell’enorme specchio. Rifletteva un essere dai bordi sbavati. I lineamenti sovrapposti.

 

Mi aveva invaso. Io di carta, lui una sigaretta, se avrebbe voluto mi avrebbe forato. Dopo essersi venduto a me come il gay perfetto, lo fece. Mi forò. Mi fece male, non voleva bruciarmi, ma io si. E mi bruciai con le  mie stesse mani. Un uomo di fuco, una torcia umana che cercava di spegnersi in quel bagno sotto l’acqua gelida della notte.

 

Mi volevo fare male, come avevo sempre fatto dopo avvenimenti che mi avevano portato ad uno stato pietoso. Volevo che qualcuno mi regalasse un po’ di bene.

 

Dicono che dopo la tempesta c’è sempre il sole. Il sole quella sera non lo vidi, la tempesta si, più volte, nella mia testa, nel mio cuore, sotto la pelle, nelle mie vene. Franci  è il deserto. Senza piante, senz’acqua, senza un’oasi. Solo serpenti e scorpioni e nulla più.

La mattina mi accorsi che avevo lasciato il pacchetto con i cioccolatini nella sua macchina. Gli mandai un sms con scritto che gli avevo dimenticati. Non volevo lasciarli niente a quel figlio di puttana. Mi rispose che non solo avevo dimenticato i 4 baci perugina ma anche tutti gli altri baci che mi avrebbe voluto dare.

 

Cristian mi piaceva, ne era consapevole. La risposta mi fece sperare.

 

Arrivò un n uovo messaggio: “una di queste sere ti porto a cena fuori, andiamo al lago, passiamo un po’ più di tempo insieme”.

 

Dopo quel messaggio più niente. Decisi allora di farmi valere un poco. Gli mandai un sms con scritto il perché di questo suo silenzio, e gli chiesi sadicamente se si era dimenticato della cena al lago. La risposta fu che aveva problemi alla macchina, non partiva e che quindi era dal  carro attrezzi. Capii fin da subito che si trattava di una menzogna, di una stupida scusa.

 

Una sera mentre stavo leggendo Fate a New York  di Miller, il cellulare squillò. Era Cristian. Il messaggio non era indirizzato a me, lo si capiva. C’era scritto: “Piccolino, metti la macchina sotto casa mia, perché nel parcheggio qui a fianco stanno facendo dei lavori”.

 

Iena, fuoco, rabbia, irascibilità. Provai a chiamarlo, ma il codardo non rispose. Lo insultai pesantemente tramite sms: bastardo, figlio di puttana, figlio di succhia minchia, porco, schifoso.

 

Il giorno dopo mi mandò sempre un fottuto sms. “Sai Fra, sei un ragazzo molto carino, ma forse sei troppo piccolo per me”. Ci rimasi male. Ero una essere privo di movimento. Non ebbi reazione. Solo calma piatta.

 

Mi sentivo preso in giro. Aveva giocato con me. Io per lui ero solo una cifra, uno dei tanti numeri. Un codice a barre già scalfito. Mi sentivo male, la mia dignità immacolata ora sporca. Non ero riuscito a cadere in piedi e a salvarmi. Avevo permesso che infilasse le dita nel barattolo di marmellata senza che io lo sgridassi e me ne accorgessi. Mi aveva monopolizzato a suo piacimento.

 

Era terribile.

 

Una voragine mi inghiottì.

 

Ciò che fu z. (il mio romanzo)

marzo 20, 2009 § Lascia un commento

Mi ritrovo qui,a scrivere, nella mia camera verde come il demonio. Non so che fare, sento solo l’esigenza di scappare, di andarmene. Non amo quello che sto facendo, non mi sento una persona migliore a non fare nulla e ad essere apprezzato per quello che non faccio. Non sto bene, non sto male, la cosa inquietante è che non sto. Vivo il futuro come giorni passati, noiosi, appassiti. Nemmeno una goccia di rugiada  sui quei fiori oramai morti. Mia madre è stufa di me, la mia casa anche e vuole che vada via lontano, al più presto. Perché io sono cielo e sono terra, sono erba e sono fiore, sono discostante come l’amore. Vado dove il mondo non va. Dove l’unica persona che esiste sono io e nessun’altro. Sono profondamente egoista, estremo, cinico, tagliente, scaltro. E mi ritrovo con tutti questi difetti a colmarli da solo, senza nessuno, senza nessuna spalla su cui piangere. Diario, non è la storiella della piccola fiammiferaia. Sto bene nella mia solitudine, non è ipocrisia ne tanto meno vittimismo, compassione. La vita è una sola, forse lo spesa male, mi sono venduto a basso costo. Chi mi voleva mi prendeva senza porre resistenza. Ero come un prodotto confezionato sul bancone di un supermercato, bastava allungare la mano sotto la mia gonna per prendermi. Annusarla, odorarla, toccarla con violenza,con forza per sentirmi posseduto da una forza maggiore che non potevo controllare. Sono la pedina di me stesso, un gioco a cui non so giocare, un enigma in cui non conosco risposta.

 

Oggi sono il niente domani chissà. Si vedrà.

 

Scrivo perché non ho altro di meglio da fare. Non so cantare, né ballare ne tanto meno recitare. Disegnare mi piaceva, ma non ero poi così portato. Rivedendo quei disegni prendo spavento. E si che destavano parecchio successo, soprattutto alla prof di artistica, diceva che avevo personalità e che esprimevo l’umore di quel momento sul foglio, attraverso colori e sfumature. Peccato che fosse una delle poche, se non l’unica davvero sincera a esprimermi complimenti e ammirazioni.

L’uomo ha bisogno di esprimersi. Io ne sento la necessità fondamentale.  Quindi mi sono detto, hai una voce da cornacchia, il culo sodo ma troppo all’infuori da farmi sembrare una papera vogliosa di pigliarlo lì dentro, non riesco a piangere quando voglio ne a simulare orgasmi,risatine rendendomi disinibito e allora che faccio? Devo comunicare, devo vomitare tutto quello che ho in corpo, se no sto male, come posso fare?

 

Scrivere è l’unica cosa che mi è venuto in mente. Credo sia il dono più banale, quello  più scontato. Per fino mio padre,  che è analfabeta, quando era giovane ha scritto delle lettere d’amore a mia madre e sembrava essere convincente di quello che stava dicendo. Poi con il passare degli anni il loro matrimonio si rivelò una mezza catastrofe. Ovviamente, ci fu di mezzo un tradimento, e un’ amica di mia madre troppo troia per non contenere le sue voglie da sgualdrinella di quattro soldi. Ma va bene lo stesso. Perdere mio padre non è stato tragico. Non ho mai avuto un rapporto pieno, totale con lui. Perdere mio padre è stato più facile in caso in cui avessi dovuto perdere mia madre. Merito della provvidenza e del buon Dio, mi dico.Anche se non sono credente, ogni tanto mi capita di sparare idiozie simili. Pure questo è un aspetto che vorrei neutralizzare. Mi rende affabile, ed io non voglio essere affabile. E’ così lieve, pieno di merletti, di smancerie che non mi appartengono in generale.

 

 

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