Illuminazioni zodiacali

gennaio 3, 2010 § 7 commenti

Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina? Solo uno, però ci vogliono molte lampadine.

 Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina? Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.

Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina? Due, probabilmente. Aspettano fino al weekend, ma alla fine la lampadina è al centro dell’attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra nella stanza.

Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina? Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma.

Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina? Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo gira intorno a lui.

Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina? Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina.

Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina? In realtà non saprei…penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova. Ci sono molti dubbi!

Quanti Scorpione ci vogliono per cambiare una lampadina? E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia?

Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina? Il sole brilla, c’è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi preoccupate per una stupida lampadina?

Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina? Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine se non ci trovano il loro tornaconto.

Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina? Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarà l’ unico capace di ridare la luce al mondo.

Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina? Perché, è forse mancata la luce?

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Tra Benson Blu e baci al veleno

ottobre 29, 2009 § Lascia un commento

“Fumiamo una sigaretta” gli ho detto. Eravamo stesi sul divano, il televisore proiettava luci. Si alzò e prese il suo pacchetto di sigarette Benson Blu, ne sfilò due e le mise in bocca. Le infiammò e con le dita tolse una delle due e me la porse. Lui seduto, io disteso. Mi levai da quel tessuto appiccicoso che il nostro divano imprime d’estate avvicinandomi alla finestra. Avevo indossato una sua maglia senza maniche e le mutandine che lui ama, tanto da addormentarsi di notte con quel feticcio tra le narici. In piedi mi sporgevo da quella finestra, il davanzale toccava l’estremità della mia pancia, sbattevo compulsante il mio corpo su quella superficie fredda e piena di polvere. Da dietro toccava il mio Segreto infilando le dita tra le mutandine. Me le sfilò facendomele scivolare tra le gambe, con più ferocia e gusto maneggiò le mie natiche tonde, perfette per alcuni.

Andai avanti a fumare ignaro che il mio Sesso potesse essere notato da qualche vicino del palazzo di fronte. L’eccitazione fece pulsare il mio membro, duro e inerme come un’asta. Poi mi catturò da dietro, bloccandomi. Chiuse una parte della finestra e mi sbatté il viso contro la lastra di vetro deformando metà viso. Maldestro entrò sempre di più, provai dolore, sentivo la mia voragine infuocata quasi come lesa. Il caldo provocò nel mio ano del liquido come mare spumeggiante.

 

e paolo e francesca? e renzo e lucia? e romeo e giulietta?

giugno 18, 2009 § 3 commenti

io non sono una persona romantica, o almeno lo sono a modo mio. qualche anno fa un tizio tanto carino si era permesso di regalarmi un mazzo di rose rosse; la conseguenza di quel gesto fu l’immediato abbandono da parte mia, che mi rifiuto di stare insieme a qualcuno che regala orribili fiori come lo sono le rose (mina cantava: Le rose e violini/ questa sera raccontali a un’altra, violini e rose li posso sentire/ quando la cosa mi va se mi va,
quando è il momento/ e dopo si vedrà). regalami i fiori di campo, no? regalami le spighe, regalami un bel mazzo di peperoncino, che poi ti faccio una pasta che non te la scordi per i prossimi venticinque anni.

non mi va più di stare in un mondo e a contatto con della gente che pensa che innamorarsi sia da sfigati. conosco parecchia gente che la pensa a questo modo. se un tempo erano i figli, o l’idea di averli, a minacciare i desideri di libertà e indipendenza, oggi lo è il rapporto di coppia. e questo vale per maschietti e femminucce, senza distinzione di sorta. avere una donna o un uomo d’amare significa mettersi in gioco, fare dei compromessi, rinunciare a delle cose per averne in cambio altre, e questo a tanta gente, a troppa gente, non va bene. ” il desiderio e il sesso subiscono un’impennata verso il basso”, e questa è la notizia più triste che le mie orecchie abbiano mai sentito. persino il desiderio e il sesso sono visti come optional di una vita già di per sè troppo movimentata, troppo vivace. per molti fare sesso è diventata una perdita di tempo, un togliere preziose ore al lavoro, agli impegni e agli hobby. il sè vince su tutto, il proprio privato, le proprie ambizioni prendono il posto del desiderio erotico, e fra tutto ciò si fa spazio un unico desiderio, che nella lista dei desideri è quello più ameno e più triste e più vigliacco: il desiderio di affermazione. ma che cazzo significa, poi? in che senso ti vuoi affermare? io non l’ho mai capita sta cosa qua.

ci sono due cose che si possono scegliere, in tutta tranquillità: o rimanere da soli così come soli siamo arrivati a questo mondo e vivere ricercendo una privata felicità, una privata affermazione, un lavoro sicuro e remunerativo e in tutto questo non avere spazio per una donna o un uomo da amare in maniera totale e disinibita, ma soltanto lo spazio necessario per una trombata veloce (nei casi disperati rimane solo l’onanismo). oppure si può scegliere di mettere al primo posto l’amore, magari annullandosi un po’, soffrendo poco o tanto, si può piangere molto e ridere poco o viceversa, spremere il proprio desiderio erotico fino all’esaurimento, dedicando le giornate alla felicità dell’altro, che poi sarebbe anche la propria. in tutto ciò non è vietato andarsi a ricercare degli spazi propri, ma che non diventino, per carità, delle libertà più grandi dell’amore. l’amore, quello erotico, quello filiale, quello di coppia, qualsiasi tipo di amore, non minaccia la libertà nè l’indipendenza. basta, come per tutte le cose, trovare il giusto equilibrio. basta non dare troppo peso all’una o l’altra cosa.

è triste assai vivere in una società in cui non sono più ammesse le follie per amore, in cui l’amore non è totale e anche devastante e devastatore. un tempo erano comuni i casi di suicidio a seguito dell’abbandono del partner. ora, a seguito di una separazione scatta l’omicidio: ci sarà qualcosa di malato in questo? la vittima della violenza non è più il diretto interessato, che preferiva bere il veleno dalla boccetta piuttosto che vivere tutta una vita senza l’oggetto amato, ma è proprio l’oggetto amato ad essere annullato, ammazzato, per permettere alla parte lesa di vivere ancora, di rifarsi una nuova vita. se mi lasci mi uccido, si diceva un tempo, e diciamo ancora oggi noi che crediamo nell’amor cortese. se mi lasci ti uccido, si dice oggi. e sapete di chi è stata la colpa di tutto questo? di julio iglesias, che cantava “se mi lasci non vale” e ha fatto credere a tanti cretini che chi lascia è uno stronzo e chi viene lasciato ha il diritto a vendicarsi.

Aphorism

giugno 7, 2009 § 11 commenti

Ricordate “Anna, la stupratrice di sentimenti?”  Ha avuto una mini recensione sul sito, in cui io sono iscritto, aphorism.it

Questo è quello che pensano del racconto:

Anna, la stupratrice di sentimenti
Visto da noi: L’ incontro di due mondi apparentemente diversi, eppure fortemente in simbiosi. Una diversità che talvolta allontana, rende invisibili fino a quando spalanca le porte a quel vento che desiderava trattenere emozioni e, a sua volta, trasmetterle.

La sindrome dei film già visti

maggio 31, 2009 § 10 commenti

D’estate ho più voglia di leggere. Guardare film già visti, una seconda, una terza, una quarta volta. Il mio corpo si abilita verso questo processo, come proprio avviene in senso opposto d’autunno,  la depressione incombe. D’inverno sono sempre triste e mi vedo orribile, con qualsiasi difetto sia interno che fisico. Soprattutto quando subentra il Natale. Lì il livello di tristezza è all’apice del concepimento. E’ una festa religiosa che non mi riesco a godere fino in fondo. Quando ero bimbo lo vivevo serenamente, oggi non più, il mio cuore si  è placato, quando si cena per la vigilia in quelle lunghe tavolate dove i parenti fanno da cornice i miei pensieri non sono lì. Sono altrove. In primavera riesco a rigenerarmi, inizio a svestirmi e processo più parsimonioso non poteva che essere un piacere. Con più poche cose addosso sto meglio, mi sento a mio agio. Ma l’estate riesce a regalarmi qualcosa di unico che non riuscivo a percepire da piccolo. I gusti cambiano, le opinioni pure, certi sentimenti erano inteneriti, ora sono più consapevoli e rigidi. D’estate voglio che la mia pelle si bruci. D’estate ho sempre voglia di farlo, per ore ed ore, senza tregua. D’inverno un po’ la voglia mi passa. Anche questo aspetto è cambiato. In qualsiasi stagione, che facesse caldo o che facesse troppo freddo non aveva importanza. Era ingordigia la mia, ero goloso in tutte le stagioni. Una voglia insaziabile.

Il sole m’infiamma e mi rende attivo e acceso come una lampadina.

La meravigliosa storia dei fuochi

maggio 17, 2009 § 2 commenti

Sarebbe bello, un giorno, seguire il viaggio degli accendini. Dove vanno quando li perdi? Chi li prende quando li lasci incustoditi sopra un tavolo, e dove li porta? Quanti chilometri compie un accendino prima di arrivare a te e quanti altri mentre si allontana da te? Chi possiede, adesso, il tuo accendino? Un serial killer? Una pornostar? Mick Jagger?  Qual è la storia di ogni accendino? Chi te l’ha regalato, dove l’hai comprato, quando, come stavi quel giorno, quante sigarette hai acceso con un solo accendino? Sono amanti inaffidabili, si perdono, ti vengono sottratti, si scaricano, si rompono, è mattina e fai colazione e vuoi accendere una sigaretta ma l’unico accendino che hai è morto, che fai?

Possiedo accendini inutilizzabili. Sono sparsi dentro decine di borse e in giro per casa; so da dove vengono, per questo non voglio buttarli. E’ come gettare per sempre il ricordo di una giornata, o di una persona o di un viaggio. Non li colleziono, perché collezionare ricordi non è la mia attività preferita, li conservo. Il mio preferito è un bic giallo e fuxia. E’ finito il gas, ma sta a lì fermo sopra la mensola all’ingresso, a proiettare l’immagine di un volto perso nel tempo, ché nemmeno mi ricordo più gli occhi e i capelli e la forma dei denti.

Viaggiano democraticamente, e non inquinano quando si spostano, stanno per un po’ dentro la tua tasca e poi ti lasciano, come i migliori dei fuggitivi.

No regrets

maggio 14, 2009 § 4 commenti

Come avrei potuto pensare di arrivare in uno stato di coppia fissa se prima non avessi fatto tutte quelle esperienze accumulate? Non posso rinnegare il mio passato. E’ come tradirlo. Subire un fallo dalla mia stessa vita.

Dove sono?

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