Ciò che fu z. (parte seconda)

marzo 20, 2009 § 4 commenti

Aspettava da ore, infinite ore per vedere me, nient’altro che me. L’avevo conosciuto in una di quelle chat gay che vanno di moda per scopare, si esatto, quei luoghi chiamati puttanai virtuali. Era carino, biondo e con gli occhi azzurri. Era il mio principe sul cavallo bianco. Durante la conversazione cibernetica parlammo del più e del meno. Sembrava che la mia vita gli interessasse. Avevo quindici miseri anni, lui trentatre, gli anni del signore.Scopare con il Signore non è da tutti i giorni. Ci scambiammo il numero, dopo cinque istanti il cellulare iniziò a tremare. L’avevo irto fra le cosce, scosse il membro già duro e mi provocò un dolce e solitario piacere.

 

Risposi, un po’ emozionato, mi tremava la voce, era la mia prima volta che parlavo con uno della mia stessa specie,della mia razza, infetto dalla mia stessa malattia. Ironia. La millesima,o forse di più per lui. Fece apprezzamenti sulla mia voce, dicendo che era una voce molto sensuale, calda per uno della mia età. “Ma hai davvero 15 anni  o mi prendi in giro, non è che quando ci vediamo invece che incontrare  te  mi vedo davanti un uomo maturo grasso bramoso di sesso vero?” Continuò. “Sai le chat non sono mai sicure, bisogna fare attenzione e selezionare”. Presi appunti di cose che sapevo già, che conoscevo benissimo da solo grazie alla mia intuizione. Prima di chattare con Cristian, c’erano stati altri venditori di cazzi che mi avevano corteggiato a lungo. Rifiutai alcuni perché troppo grandi, altri brutti come i cessi delle autogrill, altri ancora mi spaventavano ed eccitavano allo stesso tempo ma era troppo presto per provare del sesso estremo con uno di loro. Preferivo un incontro normalizzato, con una persona che mi esprimesse fiducia o per lo meno un poco. Cristian sembrava  quello al caso mio, quello giusto.

Ci incontrammo il giorno dopo del mio compleanno. Mi portò una scatoletta di 4 baci dato che sbadatamente glielo avevo accennato durante la telefonata che il 4 aprile era il mio sedicesimo compleanno. Fu un gesto davvero apprezzabile. Fu carino, dolce. Era miele, pastafrolla che si mischiava al miele. Era un dolce squisito che avrei assaporato la stessa sera. Salì nella sua macchina. Mi aprì da dentro la portiera. Gentiluomo, anzi gentil gay, pensai. Andammo a fare un giro per Cremona. La città di Mina, la tigre di Cremona, la città del torrone, della mostarda, del torrazzo, delle tre t: turon, teraz, tetas.Torrone, terrazzo, tette.

 

Ci appartammo in un parcheggio, era deserto, fuori un ‘aria intensa e fresca si era sollevata. Esitai per un attimo, assorto nei meandri di quell’attimo. Parlammo, anzi parlava. Io per lo più lo ascoltavo. Finì di muovere la bocca, si esercitò non più con le parole ma riempì la sua bocca con la mie labbra morbide. Mi baciò. Fu un bene quel bacio, lui aveva finito di parlare ed io un po’ spaventato da tutto quello che mi aveva raccontato sul mondo gay, non sapevo che dire, ero frenato. Lo vedevo come mio padre, un rabbino che aveva già svolto un percorso lunghissimo, intrinseco di infinità  ed io sprovveduto di gemma, di clorofilla ero lì su quel sedile fermo che ascoltavo la voce della sapienza e della verità assoluta per me in quel momento. Era il giorno delle verità. Appresi le sue esperienze ne trai come qualcosa da imparare, da sapere, da custodire. Un segreto incolmabile. Le sue parole mi si ficcavano in testa come un martello pneumatico, come il suo cazzo che riuscì ad entrare a malapena nel mio piccolo culo. Aveva un pisello davvero grande di circonferenza, lungo il giusto, ne troppo lungo, ne troppo corto. Gli dissi che era la mia prima volta che facevo sesso, era eccitato all’idea di sverginarmi. I suoi occhi catapultati sul mio fondoschiena, le sue mani che mi aprivano il sedere in due estremità come fosse stato un cocomero. Infilò un dito, lo mosse su e giù, mi dava fastidio ma tacqui e sopportai in silenzio, a sua volta infilò un secondo dito. “ Hai un buchetto molto elastico, non dovresti provare dolore.” Sogghignò.

 

Faccia e culo, faccia e culo. La sua faccia e il mio culo a 1 cm di distanza.  Infilava la testa tra le mie chiappe come fosse alla ricerca di un tesoro.  Con il cazzo in tiro, trovò quel tesoro, l’estasi. Digrignai i denti quando lo sentii entrare. Un oggetto organico mi aveva infilzato. La spada nella roccia, lo stuzzicadenti che conficca l’oliva, l’ago che penetra il filo. Poi il gusto, si muoveva al ritmo del suo piacere, come un cucchiaio pieno di yogurt scivolò sul tappetino della macchina. Aveva sporcato la sua costosa macchia del suo sperma bianco latte acido.

Io non ho goduto.

Cristian dopo ciò si mise a pulire con dei fresh and cline il suo adorato tappetino. Il suo pene colava. Da brava cagnetta mi prostrai a lui e glielo pulii con la lingua . “ Ei che fai, certo che siete tutte troiette voi froce giovincelle”.

 

E’ male? Gli chiesi. “Lasciami asciugare”. Voglio diventare il primo della classe. Le cose si devono fare bene oppure non ha senso farle. Escalmai. “Si,si lasciami fare, lasciami pulire.”

 

Mi accorsi che quella faccia di culo non aveva messo il preservativo. Tremavo. La settimana prima ero stato invaso da internet, la ricerca sull’aids mi aveva portato pagine e pagine di malattie, precauzioni, anello vaginale, preservativo, pillola, epatite A,B,C.

Ed io stupido fanciullo ingenuo non avevo fatto attenzione che il Signore mi aveva scopato senza un profilattico! Dopo avermi inghiottito del suo sapere, che i gay sono tutte troie, che non esiste amore eterno tra gay, che gli omosessuali sono tutti infetti di aids.

 

Lo odiavo.

 

Mi riportò a casa.

 

Con il buco che mi faceva male scesi dalla sua BMW.  Non lo salutai, aprii il cancelletto di casa e corsi verso il mio rifugio, la mia casa severa, il mio nido secco. Andai in bagno e mi pulii forte il viso come fosse stato invaso da nei, da macchine nere e viola. Le guance arrossite, gli occhi lacrimare, vidi un angelo dal viso sporco in quell’enorme specchio. Rifletteva un essere dai bordi sbavati. I lineamenti sovrapposti.

 

Mi aveva invaso. Io di carta, lui una sigaretta, se avrebbe voluto mi avrebbe forato. Dopo essersi venduto a me come il gay perfetto, lo fece. Mi forò. Mi fece male, non voleva bruciarmi, ma io si. E mi bruciai con le  mie stesse mani. Un uomo di fuco, una torcia umana che cercava di spegnersi in quel bagno sotto l’acqua gelida della notte.

 

Mi volevo fare male, come avevo sempre fatto dopo avvenimenti che mi avevano portato ad uno stato pietoso. Volevo che qualcuno mi regalasse un po’ di bene.

 

Dicono che dopo la tempesta c’è sempre il sole. Il sole quella sera non lo vidi, la tempesta si, più volte, nella mia testa, nel mio cuore, sotto la pelle, nelle mie vene. Franci  è il deserto. Senza piante, senz’acqua, senza un’oasi. Solo serpenti e scorpioni e nulla più.

La mattina mi accorsi che avevo lasciato il pacchetto con i cioccolatini nella sua macchina. Gli mandai un sms con scritto che gli avevo dimenticati. Non volevo lasciarli niente a quel figlio di puttana. Mi rispose che non solo avevo dimenticato i 4 baci perugina ma anche tutti gli altri baci che mi avrebbe voluto dare.

 

Cristian mi piaceva, ne era consapevole. La risposta mi fece sperare.

 

Arrivò un n uovo messaggio: “una di queste sere ti porto a cena fuori, andiamo al lago, passiamo un po’ più di tempo insieme”.

 

Dopo quel messaggio più niente. Decisi allora di farmi valere un poco. Gli mandai un sms con scritto il perché di questo suo silenzio, e gli chiesi sadicamente se si era dimenticato della cena al lago. La risposta fu che aveva problemi alla macchina, non partiva e che quindi era dal  carro attrezzi. Capii fin da subito che si trattava di una menzogna, di una stupida scusa.

 

Una sera mentre stavo leggendo Fate a New York  di Miller, il cellulare squillò. Era Cristian. Il messaggio non era indirizzato a me, lo si capiva. C’era scritto: “Piccolino, metti la macchina sotto casa mia, perché nel parcheggio qui a fianco stanno facendo dei lavori”.

 

Iena, fuoco, rabbia, irascibilità. Provai a chiamarlo, ma il codardo non rispose. Lo insultai pesantemente tramite sms: bastardo, figlio di puttana, figlio di succhia minchia, porco, schifoso.

 

Il giorno dopo mi mandò sempre un fottuto sms. “Sai Fra, sei un ragazzo molto carino, ma forse sei troppo piccolo per me”. Ci rimasi male. Ero una essere privo di movimento. Non ebbi reazione. Solo calma piatta.

 

Mi sentivo preso in giro. Aveva giocato con me. Io per lui ero solo una cifra, uno dei tanti numeri. Un codice a barre già scalfito. Mi sentivo male, la mia dignità immacolata ora sporca. Non ero riuscito a cadere in piedi e a salvarmi. Avevo permesso che infilasse le dita nel barattolo di marmellata senza che io lo sgridassi e me ne accorgessi. Mi aveva monopolizzato a suo piacimento.

 

Era terribile.

 

Una voragine mi inghiottì.

 

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Ciò che fu z. (il mio romanzo)

marzo 20, 2009 § Lascia un commento

Mi ritrovo qui,a scrivere, nella mia camera verde come il demonio. Non so che fare, sento solo l’esigenza di scappare, di andarmene. Non amo quello che sto facendo, non mi sento una persona migliore a non fare nulla e ad essere apprezzato per quello che non faccio. Non sto bene, non sto male, la cosa inquietante è che non sto. Vivo il futuro come giorni passati, noiosi, appassiti. Nemmeno una goccia di rugiada  sui quei fiori oramai morti. Mia madre è stufa di me, la mia casa anche e vuole che vada via lontano, al più presto. Perché io sono cielo e sono terra, sono erba e sono fiore, sono discostante come l’amore. Vado dove il mondo non va. Dove l’unica persona che esiste sono io e nessun’altro. Sono profondamente egoista, estremo, cinico, tagliente, scaltro. E mi ritrovo con tutti questi difetti a colmarli da solo, senza nessuno, senza nessuna spalla su cui piangere. Diario, non è la storiella della piccola fiammiferaia. Sto bene nella mia solitudine, non è ipocrisia ne tanto meno vittimismo, compassione. La vita è una sola, forse lo spesa male, mi sono venduto a basso costo. Chi mi voleva mi prendeva senza porre resistenza. Ero come un prodotto confezionato sul bancone di un supermercato, bastava allungare la mano sotto la mia gonna per prendermi. Annusarla, odorarla, toccarla con violenza,con forza per sentirmi posseduto da una forza maggiore che non potevo controllare. Sono la pedina di me stesso, un gioco a cui non so giocare, un enigma in cui non conosco risposta.

 

Oggi sono il niente domani chissà. Si vedrà.

 

Scrivo perché non ho altro di meglio da fare. Non so cantare, né ballare ne tanto meno recitare. Disegnare mi piaceva, ma non ero poi così portato. Rivedendo quei disegni prendo spavento. E si che destavano parecchio successo, soprattutto alla prof di artistica, diceva che avevo personalità e che esprimevo l’umore di quel momento sul foglio, attraverso colori e sfumature. Peccato che fosse una delle poche, se non l’unica davvero sincera a esprimermi complimenti e ammirazioni.

L’uomo ha bisogno di esprimersi. Io ne sento la necessità fondamentale.  Quindi mi sono detto, hai una voce da cornacchia, il culo sodo ma troppo all’infuori da farmi sembrare una papera vogliosa di pigliarlo lì dentro, non riesco a piangere quando voglio ne a simulare orgasmi,risatine rendendomi disinibito e allora che faccio? Devo comunicare, devo vomitare tutto quello che ho in corpo, se no sto male, come posso fare?

 

Scrivere è l’unica cosa che mi è venuto in mente. Credo sia il dono più banale, quello  più scontato. Per fino mio padre,  che è analfabeta, quando era giovane ha scritto delle lettere d’amore a mia madre e sembrava essere convincente di quello che stava dicendo. Poi con il passare degli anni il loro matrimonio si rivelò una mezza catastrofe. Ovviamente, ci fu di mezzo un tradimento, e un’ amica di mia madre troppo troia per non contenere le sue voglie da sgualdrinella di quattro soldi. Ma va bene lo stesso. Perdere mio padre non è stato tragico. Non ho mai avuto un rapporto pieno, totale con lui. Perdere mio padre è stato più facile in caso in cui avessi dovuto perdere mia madre. Merito della provvidenza e del buon Dio, mi dico.Anche se non sono credente, ogni tanto mi capita di sparare idiozie simili. Pure questo è un aspetto che vorrei neutralizzare. Mi rende affabile, ed io non voglio essere affabile. E’ così lieve, pieno di merletti, di smancerie che non mi appartengono in generale.

 

 

Sextrology, la bibbia del sesso

dicembre 6, 2008 § 10 commenti

La sextrologia esplora le caratterstiche di tutti i segni zodiacali attraverso una filosofia unica e assolutamente orginale. Starsky e Cox svelano la verità nuda e cruda sulle donne e gli uomini etero e gay di ciascun segno, mostrandone fin nei dettagli più scabrosi preferenze, inclinazioni, perversioni e desideri nascosti. Il libro è ricco di informazioni che stuzzicano. Ogni profilo zodiacale è diviso in tre parti. Segno e personalità: offre una lettura psicologica del segno con numerosi richami alla letteratura antica e moderna, al cinema, alla mitologia; corpo e amima: esplora gli attributi fisici di ciascun segno, dalla testa ai piedi, e le sue caratteristiche espressive; sesso e sessualità: espone dettagliatamente il comportamento e le attitudini sessuali del segno, dentro e fuori la camera da letto. Dalle fantasie alle posizioni preferite, dalle zone erogene ai bisogni emotivi, la sextrologia vuole essere un aiuto a capire meglio la propria sessualità e quella degli altri, per migliorare la visione dei ruoli all’interno delle relazioni e per scoprire cosa aspettarsi dalle nuove fiamme. Ogni profilo è completato da una indispensabile e dettagliata analisi di compatibilità.

(Regalatomi da mia madre ieri sera)

Ariete:
· Per l’uomo Ariete niente è più stimolante di una donna sottomessa, che si tratti della vita vera o di una messa in scena per un appagamento puramente sessuale
· La donna Ariete deve raggiungere l’orgasmo almeno una volta al giorno. Nota masturbatrice, non riesce ad addormentarsi se non si dà una toccatina.
Toro:
· L’uomo Toro è un amante lento, si lascia andare a rapporti straordinariamente lunghi, vere e proprie maratone di sesso
· La donna Toro è animata dal desiderio di soddisfare il suo uomo. Decisamente combattiva in camera da letto, porta l’esplorazione della sua femminilità quasi al feticismo, lasciandosi andare a ruoli come quello di artista dello streaptease, di geisha o di prostituta d’alto bordo.
Gemelli:
· Per l’uomo Gemelli il sesso deve essere innanzitutto divertimento. Ama sperimentare e odia la routine
· La donna Gemelli, il cui pensiero precede l’azione, si eccita molto di fronte all’attesa, all’ignoto; il pensiero di essere leccata, penetrata e poi bagnata dentro e fuori, può eccitarla al punto da lasciarsi scopare senza sbattere ciglio. Ma il suo partner deve sempre stare all’erta e mostrarsi flessibile a tutti i suoi cambiamenti d’umore.
Cancro:
· L’uomo Cancro è il tettomane più incallito dello zodiaco
· La donna Cancro cerca nel partner un salvatore. Il suo eroe è un uomo disposto a sacrificarsi. Sotto le lenzuola, dispone di un repertorio erotico alquanto vivace ed è il segno femminile più aperto alle sperimentazioni.
Leone:
· L’uomo Leone è il più instancabile segno dello zodiaco in camera da letto, capace di trascorrere giornate intere tra le lenzuola, alternando sonno e sesso
· La donna Leone è la più devota dello zodiaco al proprio uomo. Adora vincere ed essere vinta, anche a letto, e cerca un uomo capace di tenerle testa in questa sana competizione. A volte può manifestare una certa tendenza alla ninfomania.
Vergine:
· E uno degli uomini più abili con le mani, ma è poco disposto alle pratiche orali. Si eccita a pensare di essere cornificato ed è tra i segni con maggiori tendenze omosessuali
· La donna Vergine a letto tratta l’uomo, più di ogni altra, come suo signore e padrone. In cambio, però, pretende da lui una prestazione da stallone di primo ordine.
Bilancia:
· L’uomo Bilancia è attratto da donne indipendenti, con le quali può vivere in armonia, a patto che le loro sfere d’interesse restino ben distinte. E’ particolarmente predisposto a rapporti omosessuali
· La donna Bilancia si diverte a indossare mise femminil-venusiane e sotto le lenzuola evita i ruoli predefiniti. E’ la donna gay dello zodiaco, visto che la sua mente ultra-maschile non le consente di considerare il sesso come un’esperienza che prevede coinvolgimento emotivo. Sostanzialmente di animo semplice, non è interessata a perversioni o comportamenti sessuali particolari.
Scorpione:
· L’uomo Scorpione ha una libido notevolmente sviluppata. Con la donna che ama si lascia andare completamente godendo di ogni centimetro del suo corpo, ansioso di esplorare tutte le dimensioni del piacere
· Di tutte le donne dello zodiaco, la donna Scorpione è la più disponibile al sesso anale.
Sagittario:
· L’uomo Sagittario è il più perverso dello zodiaco. Adora esplorare le fantasie altrui e sarà incline a svelare i segreti che possono nascondersi nei recessi della mente della sua partner
· La donna Sagittario è la tipica brava ragazza il cui massimo della stravaganza è masturbarsi davanti al proprio compagno (pratica per altro amata).
Capricorno:
· L’uomo Capricorno si eccita di fronte alla degradazione femminile. Spesso è bisessuale
· La donna Capricorno ha una sfrenata fantasia e non trova sconveniente fare esercizi sessuali fuori dalla coppia, continuando a consacrare interamente la sua parte emozionale a una relazione più importante.
Acquario:
· L’uomo Acquario è uno dei più deviati a livello sessuale. Le chat erotiche sono nate per lui. Ha difficoltà a stabilire la sua identità sessuale
· La donna Acquario subisce il fascino degli uomini megalomani. Tra le sue fantasie più frequenti c’è quella di essere “presa” da un uomo senza cerimonie. E’ attratta dalla brutalità.
Pesci:
· L’uomo Pesci è, di tutto lo zodiaco, il meno motivato al sesso.
· La donna Pesci ama l’erotismo ma non è un tipo passionale

Palahniuk Chuck – Gang bang

ottobre 24, 2008 § 7 commenti

Cassie Wright, regina leggendaria del porno, decide di chiudere in ‘bellezza’ la sua carriera battendo il record mondiale di Gang Bang (quella particolare performance porno nella quale una gentile signora fa sesso con un numero spropositato di gentili signori) e di farne un film. Il suo obiettivo è quanto mai ambizioso: 600 uomini. Il libro si basa su quanto dicono, pensano e fanno Mr. 72, Mr. 137, e Mr. 600 che attendono il loro turno in una stanza assai affollata e rumorosa. Ma non vanno dimenticati alcuni elementi che rendono la storia ancora più forte. La pornoattrice ha in mente di morire durante le riprese del suo tentativo di record mondiale di modo che le successive polemiche portino a proibire ulteriori futuri tentativi di record, cosa che le garantirebbe di essere in eterno la detentrice del primato. L’immortalità è a portata di mano insomma. Inoltre la pornoattrice intende devolvere i proventi del film al figlio che aveva concepito sul set del suo primo film porno e che poi aveva abbandonato perché venisse adottato. E in effetti uno dei tre uomini su cui si basa la storia dice di essere il figlio di Cassie che cerca disperatamente di mettersi in contatto con la madre dopo che lei lo ha abbandonato da piccolo. Ma le cose stanno davvero così?

Non creiamo generi che non esistono

ottobre 5, 2008 § 6 commenti

C’erano grandi occhi per guardare e grandi mani affusolate per prendere abbondante cibo.

Il sesso era qualcosa di puro e non una sensazione violata, ma qualcosa di autentico per arrivare al piacere. Piacere che ha come scopo se stesso e nulla di più.

Ore di solo sesso,ore di solo piacere e basta.

Quello ora è solo un ricordo. Una stupida nostalgia innocente, una voglia tenue di giocare ancora a quel gioco. Una paura di non ricordarmi più le regole di quel gioco. Ripassare le istruzioni con più di un uomo, c’è sempre da imparare ed io come allievo ero il primo della classe.

C’erano cose che non mi andavano di fare ma le facevo e con stupore scoprivo che mi piacevano. Non sono un perverso, sono una persona con cui piace giocare con e sul sesso. Non trovo nulla di male in tutto questo, ognuno si compiace  alla propria maniera.

Camilleri parla sempre di omicidi.Faletti parla sempre di omicidi.Lucarelli parla sempre di omicidi. Baricco non parla mai di niente.

Ed io che non sono nessuno parlo di sesso.  Il sesso sarà sempre presente nel mio blog, a volte molto, a volte poco, a volte molto poco, così come la morte sarà sempre presente nei romanzi dei giallisti e gli alieni nei libri di fantascienza. Ma non chiamatemi “scrittore erotico”, per carità,  che mi viene l’orticaria. 

L’erotismo non c’entra niente con il sesso, come il sesso non c’entra niente con l’amore.

Ed io non c’entro niente con tutto questo da poco più di un anno e ne sono felice.

La malinconia è svanita,  è stata ricoperta da te, con il tuo nettare mi hai riverginato. Con il tuo immenso amore mi hai partorito. Sono rinato. Come una farfalla, come un qualcosa di nuovo l’hai fatto esplodere. Le nostre vite si sono incastonate, abbracciate ,più strette di un anello che non toglierò mai.

Anna, la stupratrice di sentimenti

settembre 8, 2008 § 8 commenti

Ci sono storie che avrei voluto raccontare, altre che ho raccontato e che avrei desiderato non uscissero dalla mia bocca.

Questa è la storia di Anna, una ragazza che ho conosciuto alla stazione, una ragazza dalla pelle bianca da farla sembrare trasparente agli occhi della gente, in più Anna è solo alta 1,47 cm,  un viso bellissimo. Anna ed io aspettavamo il treno seduti su una panchina di cemento vicino ad  un distributore automatico di preservativi. Se fossi stato etero probabilmente avrei infilato una moneta in quel distributore e poi avrei portato Anna a casa mia.

Gli dissi questa fantasia senza alcun pudore ne malizia. Lei mi guardò e mi chiese: quindi sei gay?. Si,lo sono. Non disse più nulla a riguardo, parlammo del più e del meno. Musica, film, libri. Mentre stavamo parlando si fermò un secondo, sembrava una statua di cera.

Il mio treno era arrivato, dovetti salutarla.

Entrai in cabina, in quei luoghi succede sempre di tutto. Pochi italiani, parecchi mussulmani, arabi, africani, cinesi. Mi siedo, poso la borsa sul sedile a fianco, mi giro e Anna appare davanti ai miei occhi sbalorditi come un fantasma.

Che ci fai qua? Non mi avevi detto che dovevi andare a Piacenza?

Ho cambiato idea.

E allora?

E allora ho deciso di inseguirti.

Rido ed esclamo: Inseguirmi? Perchè? Guarda che non ho oggetti di valore con me, ne tanto meno soldi, ne capi firmati.

T’inseguo per rubare  il vento. Sono una ladra di vento. Mi nutro così, le persone non fanno caso a me. La mia pella, la mia statura mi rendono un’ abile ladra di emozioni e di linfa. Una stupratrice di sentimenti.

Resto muto.

Mi fissa.

Scruta ogni mio movimento.

Mi sento in soggezione.

Persino quando chiudo gli occhi per riposare la sento che mi guarda con quello sguardo ambiguo.

Non sai nemmeno come  mi chiamo, da dove vengo, chi sono, cosa ho fatto.

Chi sei?

Sono un vecchio detenuto di prigione. Sono scappato ieri notte e ho una pistola con me.

Lo dici solo per spaventarmi. Hai il viso troppo innocente.

Risposta fredda.

Ma una cosa la vorrei sapere.

Dimmi, chiedi, ma se fai  domande che non mi piacciono giuro che ti sparo un colpo dritto, dritto nella nuca, così libererò il vento che hai fottuto all’altra gente.

Nessuna risposta. Sembra persa in se stessa.

Come ti chiami?

Alan.

Bel nome. Soprattutto per un frocio. Scombinando…

Si,lo so scombinando le parole fuori esce la parola: anal. E’ una battuta infantile, credimi. Credo che quello che hai rubato nella testa in questi anni, giorni, minuti, ore  ti sia servito a poco, solo per farti sembrare ancora più strana di quello che sei.

Io non ti ho giudicato. Eppure avrei mille motivi per farlo. La società odia gli omosessuali, eppure io non ho detto nulla dopo la tua confessione, avrei potuto seguire l’idea comune. Ma non l’ho fatto. Quello che ho rubato è valso a qualcosa, credimi.

Scossi la testa, il labbro inferiore morsicato. Gli occhi incattiviti come spilli ardenti.

Lasciati entrare dentro Alan. Te lo chiedo per favore. C’è un tesoro dentro di te e voglio solo rubarne un po’, per rendermi a mia volta una persona ricca. Ho bisogno di questo per sopravvivere.

L’aspetto fisico non coincide mai con la verità. Posso sentirmi uno schifo dentro e apparire di bell’aspetto fuori. Ma se non mi piaccio interiormente il gioco è concluso. E’ questo che conta trovare equilibri stabili, statici per far combaciare il tutto, trovare la giusta sincronia psichica e fisica.

Trovi che sia facile?

E’ facile come bere un bicchiere di rum.

Si dice d’acqua. La corressi io.

No, il mio amico, il barbone di piazza Vittorio, dice che piangersi addosso è facile come bere un bicchiere di rum. Magari potrei fartelo conoscere, avresti da apprendere. Che ne dici di diventare un ladro di vento anche tu?

No, non m’interessa. Grazie.

Sto bene così, con le mie fragilità, i miei facili entusiasmi che non ho bisogno di quello che mi stai proponendo.

Ma io so che tu lo vuoi Alan. Tu sei come me. Lo sento. Lo percepisco, è evidente. Credo che tu abbia già commesso un furto. Le persone lo fanno continuamente. Ci sono persone che lo fanno per il bene comune, come lo sto facendo io. Altre commettono furti ingannevoli. La mia ragazza mi ha rubato il cuore e poi non me lo ha lasciato, ma se lo è portato via, con se, in una mano, mentre il cuore emetteva pulsazioni. Lo teneva stretto con quella mano nervosa che avrebbe potuto spaccare quell’orologio biologico che scandisce il mio tempo, il mio vento. Lei è una ladra malefica. Bisogna fare distinzione Alan. Ci sono ladri e ladri, barboni e barboni, gay e gay. La differenza c’è e si vede, si sente.

Io sono una brava ladra, mi è andata sempre bene dopo quell’episodio con Sonia, e dora sono quella che sono: una ladra buona.

Aveva le lacrime agli occhi. Aveva sofferto in passato, voleva un po’ di bene. Era sola. Era lesbica.

L’abbracciai. La strinsi forte a me. Sentii un energia fortissima, un calore che mi fece sentire al sicuro,protetto. Non giudicato,ma amato.

Il treno percorreva il suo cammino mentre noi due eravamo  ad estremo contatto. 

Nei treni succedono sempre le storie più belle.

Il treno viaggia, come la fantasia. Entra in gallerie, le nostre pareti oscure . Poi esce da quel tunnel e ritrova luce.

Anna si è dissolta tra le mie braccia, come fosse proprio un fantasma.

Le persone non si accorsero mai di lei. Del suo speciale dono. La ignoravano, la prendevano per matta, come fece Sonia, la sua ragazza, prima di lasciarla.

Anna era diversa. E la diversità spaventa, fa paura anche al più terribile dei cattivi.

Anna quella sera è volata in cieli sempre più lontani, dove nessuno può raggiungerla. Ora Anna è in pace.

Prima di morire voleva essere capita.

Ora Anna sta bene. Non è più sola. Ora Anna è scappata con il suo bottino e mai nessuno la troverà, perchè Anna, ora, è vento.

L’uomo dei sogni

agosto 21, 2008 § 2 commenti

If you want a lover,
I’ll do anything you ask me to
And if you want another kind of love,
I’ll wear a mask for you
If you want a partner, take my hand
Or if you want to strike me down in anger,
Here I stand
I’m your man

If you want a boxer,
I will step into the ring for you
And if you want a doctor,
I’ll examine every inch of you
If you want a driver, climb inside
Or if you want to take me for a ride,
You know you can
I’m your man

Ah, the moon’s too bright
The chain’s too tight
The beast won’t go to sleep
I’ve been running through these promises to you
That I made and I could not keep
But a man never got a woman back,
Not by begging on his knees
Or I’d crawl to you baby
And I’d fall at your feet
And I’d howl at your beauty
Like a dog in heat
And I’d claw at your heart
And I’d tear at your sheet
I’d say please, please
I’m your man

And if you’ve got to sleep
A moment on the road,
I will steer for you
And if you want to work the street alone,
I’ll disappear for you
If you want a father for your child,
Or only want to walk with me a while
Across the sand
I’m your man

(If you want a lover…)

I’M YOUR MAN, LEONARD COHEN

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