C’è da fare, c’è sempre qualcosa da fare e da rifare, c’è da fare

maggio 5, 2009 § 10 commenti

“Gocce di pioggia su di me” canterebbe patty pravo oggi in questa giornata cremonese che di cremonese ha ben tanto.
Il tempo, grigio, triste come le persone. Lo stadio è l’unico luogo dove provengono voci. Un coro straziante di tifosi ad incoraggiare la propria squadra del cuore. Tutti inzuppati i calciatori tanto da sembrare lottatori nel fango che si battono per la sopravvivenza,ignari che poco vicino a loro si sta consumando il peccato.
Una carta strappata di profillattico è adagiata sul comodino, un’altra è vicino allo specchio in bagno. A cremona non si sa mai cosa fare. Perchè i cremonesi si rintanano nelle loro case quando non c’è di meglio da fare e a cremona c’è sempre poco da fare.
Cremona è una città immersa in un liquido amniotico, reduce da un travaglio faticoso e lento. Assopita nella valle i suoi abitanti paiono addormentati dal pifferaio magico costretti a vivere nel grigiore di una nube nera sopra le loro teste. Drogati di sete e di fama raggiungibile solo scappando, fuggendo. A Cremona c’è solo da sperare facendo l’amore e nient’altro. Aspettare. Attendere che qualcuno ci svegli dall’eterno sonno, dal lungo letargo.

I fischi dello stadio mi distraggono e la voglia di scrivere svanisce, lenta, inesorabile. Ma io ci provo e non mi arrendo.

A. del K2 dice che noi cremonesi siamo degli esseri profondamente freddi. “Che ce la tiriamo”. Detto da un milanese trapiantato a cremona fa piuttosto ridere, ma lui sostiene questo, di certo non posso biasimarlo, non sono nemmeno io un espansivone. A primo impatto do un’ impressione distaccata e forse è questo quello che intendeva A.

Noi cremonesi siamo in allerta, sempre, in qualsiasi circostanza. Abbiamo paura di essere feriti e che qualcuno capisca le nostre debolezze. E’ un’arma di difesa. Nato da padre romano/calabrese e  mamma di cremona ho capito più nettamente quello che A. intendeva. La disparità è imbarazzante. Due mondi e due luoghi troppo diversi per vivere sulla stessa penisola. Ci sono aspetti del sud che mio padre incarna alla perfezione, come il rigore o l’essere estremi che mi hanno sempre affascinato. Mentre mia madre mi diede un’educazione più pulita e organizzata. Credo il più delle volte le mie confusione siano frutto di questi mondi che poco si combaciano. Il fatto di avere familiari di origini diverse mi ha fatto vedere il mondo sotto occhi non del tutto chiari.

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