Anna, la stupratrice di sentimenti

settembre 8, 2008 § 8 commenti

Ci sono storie che avrei voluto raccontare, altre che ho raccontato e che avrei desiderato non uscissero dalla mia bocca.

Questa è la storia di Anna, una ragazza che ho conosciuto alla stazione, una ragazza dalla pelle bianca da farla sembrare trasparente agli occhi della gente, in più Anna è solo alta 1,47 cm,  un viso bellissimo. Anna ed io aspettavamo il treno seduti su una panchina di cemento vicino ad  un distributore automatico di preservativi. Se fossi stato etero probabilmente avrei infilato una moneta in quel distributore e poi avrei portato Anna a casa mia.

Gli dissi questa fantasia senza alcun pudore ne malizia. Lei mi guardò e mi chiese: quindi sei gay?. Si,lo sono. Non disse più nulla a riguardo, parlammo del più e del meno. Musica, film, libri. Mentre stavamo parlando si fermò un secondo, sembrava una statua di cera.

Il mio treno era arrivato, dovetti salutarla.

Entrai in cabina, in quei luoghi succede sempre di tutto. Pochi italiani, parecchi mussulmani, arabi, africani, cinesi. Mi siedo, poso la borsa sul sedile a fianco, mi giro e Anna appare davanti ai miei occhi sbalorditi come un fantasma.

Che ci fai qua? Non mi avevi detto che dovevi andare a Piacenza?

Ho cambiato idea.

E allora?

E allora ho deciso di inseguirti.

Rido ed esclamo: Inseguirmi? Perchè? Guarda che non ho oggetti di valore con me, ne tanto meno soldi, ne capi firmati.

T’inseguo per rubare  il vento. Sono una ladra di vento. Mi nutro così, le persone non fanno caso a me. La mia pella, la mia statura mi rendono un’ abile ladra di emozioni e di linfa. Una stupratrice di sentimenti.

Resto muto.

Mi fissa.

Scruta ogni mio movimento.

Mi sento in soggezione.

Persino quando chiudo gli occhi per riposare la sento che mi guarda con quello sguardo ambiguo.

Non sai nemmeno come  mi chiamo, da dove vengo, chi sono, cosa ho fatto.

Chi sei?

Sono un vecchio detenuto di prigione. Sono scappato ieri notte e ho una pistola con me.

Lo dici solo per spaventarmi. Hai il viso troppo innocente.

Risposta fredda.

Ma una cosa la vorrei sapere.

Dimmi, chiedi, ma se fai  domande che non mi piacciono giuro che ti sparo un colpo dritto, dritto nella nuca, così libererò il vento che hai fottuto all’altra gente.

Nessuna risposta. Sembra persa in se stessa.

Come ti chiami?

Alan.

Bel nome. Soprattutto per un frocio. Scombinando…

Si,lo so scombinando le parole fuori esce la parola: anal. E’ una battuta infantile, credimi. Credo che quello che hai rubato nella testa in questi anni, giorni, minuti, ore  ti sia servito a poco, solo per farti sembrare ancora più strana di quello che sei.

Io non ti ho giudicato. Eppure avrei mille motivi per farlo. La società odia gli omosessuali, eppure io non ho detto nulla dopo la tua confessione, avrei potuto seguire l’idea comune. Ma non l’ho fatto. Quello che ho rubato è valso a qualcosa, credimi.

Scossi la testa, il labbro inferiore morsicato. Gli occhi incattiviti come spilli ardenti.

Lasciati entrare dentro Alan. Te lo chiedo per favore. C’è un tesoro dentro di te e voglio solo rubarne un po’, per rendermi a mia volta una persona ricca. Ho bisogno di questo per sopravvivere.

L’aspetto fisico non coincide mai con la verità. Posso sentirmi uno schifo dentro e apparire di bell’aspetto fuori. Ma se non mi piaccio interiormente il gioco è concluso. E’ questo che conta trovare equilibri stabili, statici per far combaciare il tutto, trovare la giusta sincronia psichica e fisica.

Trovi che sia facile?

E’ facile come bere un bicchiere di rum.

Si dice d’acqua. La corressi io.

No, il mio amico, il barbone di piazza Vittorio, dice che piangersi addosso è facile come bere un bicchiere di rum. Magari potrei fartelo conoscere, avresti da apprendere. Che ne dici di diventare un ladro di vento anche tu?

No, non m’interessa. Grazie.

Sto bene così, con le mie fragilità, i miei facili entusiasmi che non ho bisogno di quello che mi stai proponendo.

Ma io so che tu lo vuoi Alan. Tu sei come me. Lo sento. Lo percepisco, è evidente. Credo che tu abbia già commesso un furto. Le persone lo fanno continuamente. Ci sono persone che lo fanno per il bene comune, come lo sto facendo io. Altre commettono furti ingannevoli. La mia ragazza mi ha rubato il cuore e poi non me lo ha lasciato, ma se lo è portato via, con se, in una mano, mentre il cuore emetteva pulsazioni. Lo teneva stretto con quella mano nervosa che avrebbe potuto spaccare quell’orologio biologico che scandisce il mio tempo, il mio vento. Lei è una ladra malefica. Bisogna fare distinzione Alan. Ci sono ladri e ladri, barboni e barboni, gay e gay. La differenza c’è e si vede, si sente.

Io sono una brava ladra, mi è andata sempre bene dopo quell’episodio con Sonia, e dora sono quella che sono: una ladra buona.

Aveva le lacrime agli occhi. Aveva sofferto in passato, voleva un po’ di bene. Era sola. Era lesbica.

L’abbracciai. La strinsi forte a me. Sentii un energia fortissima, un calore che mi fece sentire al sicuro,protetto. Non giudicato,ma amato.

Il treno percorreva il suo cammino mentre noi due eravamo  ad estremo contatto. 

Nei treni succedono sempre le storie più belle.

Il treno viaggia, come la fantasia. Entra in gallerie, le nostre pareti oscure . Poi esce da quel tunnel e ritrova luce.

Anna si è dissolta tra le mie braccia, come fosse proprio un fantasma.

Le persone non si accorsero mai di lei. Del suo speciale dono. La ignoravano, la prendevano per matta, come fece Sonia, la sua ragazza, prima di lasciarla.

Anna era diversa. E la diversità spaventa, fa paura anche al più terribile dei cattivi.

Anna quella sera è volata in cieli sempre più lontani, dove nessuno può raggiungerla. Ora Anna è in pace.

Prima di morire voleva essere capita.

Ora Anna sta bene. Non è più sola. Ora Anna è scappata con il suo bottino e mai nessuno la troverà, perchè Anna, ora, è vento.

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