partenze

giugno 26, 2008 § 6 commenti

Mi assenterò per un po’.

 

E’ che devo fare delle cose.

 

La mia casa è stanchissima di me e vuole che vada via.

 

Il 28 giugno sarò a bologna con a. e un suo amico a manifestare per i nostri tanto amati diritti.

 

Soggiorneremo nella città per un giorno per poi ripartire domenica mattina verso “lù” mare.

 

Sette giorni di totale cazzeggio.

 

Quando ritorno devo assolutamente trovarmi un lavoro, credo che ora come ora un part-time possa fare al caso mio.

 

Sentivo voci che al sexy shop di cremona cercano personale e potrei anche  provare.

 

Perchè no.

 

In fondo trattasi solo d’oggettistica più o meno erotica.

gay pride bologna

giugno 25, 2008 § 4 commenti

Sabato 28 giugno alle ore 15 si svolgerà  il pride nazionale all’ombra delle torri bolognesi.

L’incontro si terrà ai giardini margherita.

Io ed a. quest’anno ci saremo.

Naturalmente siete invitati a partecipare anche se siete eterosessuali. La laicità, la dignità e la parità sono valori universali.

questo l’inno ufficiale: Tango Diverso.

a questo punto

giugno 23, 2008 § 6 commenti

Abbiamo fatto quello che volevamo.

Abbiamo cestinato i sogni, privilegiato l’industria pesante

l’uno dell’altra, e abbiamo accolto il dolore a braccia aperte

e denominato rovina l’abitudine impossibile da spezzare.

E adesso eccoci qui.

La cena è in tavola ma non riusciamo a mangiare.

La carne resta lì nel lago bianco del piatto.

Il vino attende.

Arrivare a questo punto

ha i suoi vantaggi: nulla è promesso, nulla è sottratto.

Non abbiamo cuore né grazia salvifica,

non un posto dove andare, non un motivo per restare.

Mark Strand – Darker (1970)

blog

giugno 18, 2008 § 6 commenti

Chissà perché ho chiamato questo posto con il mio nome abbreviato e solo la lettera iniziale del mio cognome. Chissà Perché ho deciso di raccontarmi a te, a lui,a lei,a voi.

Sono molto geloso e questa apertura è un segno di maturazione, perché mi fido di te,di lui,di lei,di voi.

Ero una mela marcia,alquanto scura,poco rossa e a chi mi guardava poca voglia gli veniva di morsicarmi,ora è il contrario,il rovescio,l’opposto.l’antitesi dell’antitesi.

Accarezzarla,annusarla,addentarla,odorarla,gustarla per un’ora forse 2,perché il piacere è lento e si muove dentro come un serpente che si aggrappa alla mela. Mi morsica,è un serpente buono eppure muoio.

Ho capito il perché di questo nome,ma non lo posso spiegare. Contorto(come me). Babilonese(come il mondo). Ci sta di tutto,dal sole alla neve,dal ridicolo all’onirico. Non sarò per niente obiettivo.

Voglio vendermi a pezzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

scrivere è come recitare

giugno 16, 2008 § 5 commenti

qualche giorno fa nel buco io e angelo stavamo parlando di passioni. lui sa più che bene quale è la mia.  cioè scrivere.

abbiamo parlato fino a tarda notte, ora mai viviamo come due civette. sa che per me scrivere è la forma d’espressione che più mi caratterizza, sa quanto per me sia importante comunicare attraverso le parole. iniziando a toccare per ogni punto questa tematica ne è venuta fuori una scaletta. mi spiego meglio, una bozza di quello che potrà essere un romanzo.  mi ha spronato a scrivere una storia e di non accontentarmi nella semplicità di un sogno. quello che a me manca è rischiare nel lavoro, vorrei realizzarmi ma non ne ho il coraggio,ovvero ne ho ma esso viene ammazzato dalla pigrizia. siamo due persone talmente simili quanto diverse. la mia è una passione più  artistica: libri,cd,quadri, lui invece è appassionato di politica e di tutto ciò che ha a che fare con i numeri.

non so se pubblicherò mai un libro e se  scrivere diventerà la mia professione,ma di certo ci proverò,con un po’ più di costanza e credendo in quelle che sono le mie possibilità. un difetto può essere che scrivendo, a volte, cose molto personali il concetto venga recepito dal lettore in maniera poco chiara. ma questo poco m’importa,io lo faccio perché scrivere mi esorcizza, nient’altro di più.  non voglio scrivere libri alla federico moccia,anche se non ne ho mai letto uno,ma mi è bastato sentirlo parlare una volta o vedere i film che vengono tratti dai suoi libri per esprimere un mezzo giudizio. il mio scopo non è vendere a tutti i costi.

l’ispirazione viene specialmente quando in casa si solleva il silenzio, solo un po’ di musica in sottofondo. se sono incazzato ascolto del rock oppure qualcosa di forte come i metallica,anche se odio questo stile di musica, ma i metallica mi fanno abbastanza incazzare per far fuori uscire tutto il veleno che ho in corpo. se il mio umore è stabile allora posso concedermi anche qualche melodia all’ italiana da mina a de andrè.

le passioni vanno coltivate come se fossero degli alberi,non bisogna stroncarle ma seguirle,alimentarle,crescere con loro e attraverso di loro.

credo che non rinuncerò mai alla scrittura. sono un essere profondamente testardo e ottengo sempre quello che voglio, in ogni campo.

be vegetarian #5

giugno 14, 2008 § Lascia un commento

NEW YORK – Un cambiamento epocale nell’uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d’allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l’acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l’abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

 
Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all’allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell’Istituto nazionale di scienze dell’allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell’equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l’energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un’implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all’università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l’agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l’Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell’acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d’acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l’efficienza dell’allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L’esortazione americana quotidiana a consumare carne – del tipo “guai a te se non mangi la bistecca” – è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l’abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell’agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l’istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: “Occorrerebbe investire nell’allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne”.

E poi c’è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l’insieme – la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali – a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull’impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato “La lunga ombra del bestiame”, la Fao dice: “È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate”. Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un’abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l’epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.

(copyright The New York Times)
(Traduzione di Anna Bissanti)

uso del termine

giugno 13, 2008 § 2 commenti

Il termine masturbazione è usato, per estensione, anche per definire alcune forme di stimolazione erotica che non coinvolgono soltanto gli organi sessuali (ad es. toccare i capezzoli), e che possono anche non essere sempre effettuate direttamente con la mano (ad es. stimolazioni con oggetti).

Si parla di masturbazione anche quando la si compie su di un’altra persona stimolando i suoi organi genitali e, se quest’ultima a sua volta la esercita sulla prima in un rapporto vicendevole, di masturbazione reciproca (talvolta inclusa nelle pratiche di petting).

Nel linguaggio colloquiale, comunque, il termine masturbarsi è spesso sostituito da espressioni volgari, spesso figurative ed immaginifiche. Al maschile, la più comune è farsi una sega che estende per l’appunto il movimento del braccio quando adopera la sega a quello che produce durante l’atto di autoerotismo.

Altri termini sono pugnetta (che il dizionario Zingarelli accosta all’equivalente spagnolo puñeta, e nella sua radice verbale ha quindi implicito il riferimento al pugno usato per compiere l’atto) pipa o regionalmente pippa (la cui parola in alcuni dialetti indica anche il membro virile).

Al femminile si usa la parola ditalino (o ditale) con riferimento al dito impiegato dalle donne nella masturbazione.

Dove sono?

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