Franci Z.

ciò che fu z.

be vegetarian #5 Giugno 14, 2008

Archiviato in: bestie, politicando, società — Franci Z. @ 5:44 pm

NEW YORK - Un cambiamento epocale nell’uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d’allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l’acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l’abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

 
Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all’allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell’Istituto nazionale di scienze dell’allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell’equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l’energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un’implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all’università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l’agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l’Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell’acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d’acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l’efficienza dell’allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L’esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo “guai a te se non mangi la bistecca” - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l’abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell’agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l’istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: “Occorrerebbe investire nell’allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne”.

E poi c’è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l’insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull’impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato “La lunga ombra del bestiame”, la Fao dice: “È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate”. Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un’abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l’epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.

(copyright The New York Times)
(Traduzione di Anna Bissanti)

 

il decalogo del buon animalista Maggio 15, 2008

Archiviato in: bestie, segnalazioni — Franci Z. @ 1:26 am

Un buon animalista NON:

  • Mangia animali, di nessuna specie o razza.
  • Indossa pellicce nè indumenti di pelle (per il sadomaso potete usare il latex o la pelle sintetica)
  • Crede nella superiorità del genere umano
  • Va agli zoo nè ai circhi. Se avete figli piccoli che vogliono divertirsi portateli al parco, alle giostre, in piscina, al mare, in montagna. Portateli dove possono vedere animali LIBERI. Se proprio vogliono andare allo zoo fategli capire che tenere un essere vivente dietro una gabbia è sbagliato e disumano. (a meno che non siano pluriomicidi o stupratori o mafiosi o politici corrotti: se la sono cercata, gli animali NO)
  • Tenta di far assomigliare il suo animale domestico al figlio che non ha mai avuto. Gli animali hanno una dignità e il loro senso estetico è ben diverso dal nostro. Loro non sono peggiori o migliori di noi, ma soltanto DIVERSI.
  • Usa cosmetici testati sugli animali, e cerca di limitare al massimo il consumo di farmaci testati su animali vivisezionati.
  • Abbandona il suo animale
  • Pensa: Dio ha creato gli animali per noi, possiamo farne ciò che vogliamo. Se è per questo la Bibbia dice che la donna è stata creata dalla costola di un uomo, ma non mi pare proprio che la donna sia la continuazione dell’uomo. Se c’è un Dio, egli ha creato tutti gli esseri UGUALI e LIBERI.
  • Pensa: ma allora i cavolfiori e le zucchine? Risposta: I vegetali non hanno terminazioni nervose, non provano dolore. Gli animali e gli esseri umani sì.

 

all the lonely people Maggio 12, 2008

Archiviato in: bestie, incontri, società — Franci Z. @ 4:17 pm

ti accorgi quanto sia importante la vita quando una notizia scioccante ti assale.

ieri un uomo del mio paese ha deciso di porre fine alle sue sofferenze impiccandosi. aveva due bambini, una semplice vita fatta di tanta umiltà e un matrimonio alle spalle finito. una vita per quanto tale normale, priva d’eccessi e di ogni causa che ti possa far pensare minimamente il perchè di questa scelta definitiva.

chissà cosa passa per la testa in quel millesimo di secondo che ti lasci andare sospeso tra soffitto e pavimento. sospeso nel vuoto limitato di una buia stanza. compiere un atto simile è profondamente egoista e di una persona priva di sperma ma anche un atto di terribile coraggio per porre rimedio al turbinio implacabile della nostra anima.

non credo quel uomo sia stato capito e compreso fino in fondo da questa stupida vita,anche se non ho mai parlato con lui credo sia stata una persona sola , si esatto era un uomo malato di solitudine, e nient’altro. la solitudine rende pazzi.

per la mia fottutisima pigrizia non ho fatto nulla per farlo sentire meno solo,avrei potuto fare qualcosa. renderlo partecipe, regalare delle spillette ai suoi figli per esempio, strappandogli così un semplice  e misero sorriso.

odio la solitudine, vorrei capire perchè non possiamo sentirci parte integrante l’uno dell’altro? vorrei comprendere perchè alcune persone sono circondate da persone che leccano il culo e altre che restano in disparte in un angolo a patire l’ira dell’inferno di questo straccio di vita. 

All the lonely people
Where do they all come from ?
All the lonely people
Where do they all belong ?

 

be vegetarian #4 Aprile 22, 2008

Archiviato in: bestie, sex things, società — Franci Z. @ 12:42 am

Pubblicità danese che dovrebbe invogliare i consumatori a mangiare più verdure.

 

orazio Aprile 20, 2008

Archiviato in: bestie, cats — Franci Z. @ 1:30 pm

Un gatto italiano di nome Orazio spopola oggi sui giornali londinesi perchè è grande e grosso come un bambino di due anni e il suo peso (16 chili abbondanti) ne fa uno dei felini più obesi dell’intero pianeta.

Fulvo, molto somigliante al celebre Garfield dei fumetti, Orazio vive a Eupillo in provincia di Como e campeggia sui più disparati quotidiani della capitale britannica - dal ’Telegraph’ al ’Mail’ passando per il ’Mirror’ - grazie ad una eloquente fotografia dove è immortalato in braccio alla padrona, Laura Santarelli.

Pur dando spazio al «mostro» il ’Mail’ mette in risalto che Orazio non può ad ogni modo rivendicare alcun primato da Guinness: si sa infatti di un gatto di ben 18,5 chilogrammi che vive negli Stati Uniti, per la precisione in Minnesota.

Parlare di Guinness è ad ogni modo fuori luogo: da qualche anno il libro dei primati non fa più il monitoraggio degli animali domestici più grassi nel timore che padroni senza scrupoli a caccia di record alimentino a forza cani, gatti o canarini.

La foto del pasciutissimo Orazio viene usata dal ’Telegraph’ come spunto per ironizzare sulla dieta mediterranea «che dovrebbe mantenervi magri e in salute ma sembra avere l’effetto opposto» sull’enorme gatto comasco.

fonte: lazampa.it

 

reports/2 Aprile 5, 2008

Archiviato in: bestie, incontri — Franci Z. @ 4:12 pm

“il cane è il migliore amico dell’uomo.”

mai frase banale fu più veritiera. ciao lampone.

 

datemi un cetriolo Marzo 30, 2008

Archiviato in: I am, bestie, società — Franci Z. @ 11:24 pm

è fatto tutto di carne putrida.

voglio diventare vegetariano,mangiare erba come le capre. schifare il petto di pollo e non sentirmi così più in colpa di avere inghiottito un pennuto. non amo mangiare carne, anche se non posso considerarmi un naturalista-vegetariano. le budella di maiale, il fegato d’agnello ,sono anche le mie di budella, e anche il mio di fegato,non potrà mai essere poi così tanto diverso un organo di una bestia da quello di un “essere umano”,no?! da qualche giorno sogno mele che ballano l’amacumba, carote che girano su se stesse e tutto ciò che è vegetarian food che entra nella galleria della mia bocca!

diventare vegetariano la vedo come una purificazione,dato che non potrò purificarmi in nessun altro senso e modo e che le porte del paradiso cattolico mi hanno scomunicato,proverò a conquistarmi un posto nell’eden mussulmano, evitando l’assunzione di carne di maiale.

in quel periodo matto e furioso i telegiornali mostravano la finta aviaria, l’ormai celebre mucca pazza, pulcini massacrati perché in eccedenza. la dignità di questi animali è stata annullata! non voglio che qualcuno si converta al vegetarianismo,non deve essere atto di moda o una strada per incominciare una dieta, ma quando mi capita di pranzare piuttosto che cenare con frutta,verdura,legumi ho in corpo una sensazione ben lontana dalla solita pesantezza e dalla pancia gonfia.

mi sento meglio, adottare uno stile di nutrizione vegetariano comporta comunque una gradualità.

non sono contro l’assunzione di carne e suoi derivati; sono contro a chi mercifica, sono contro le lobby della carne. perchè il mercato e le lobby, lo sappiamo, non producono niente di buono.

buon appetito!

 

be vegetarian #3 Marzo 22, 2008

Archiviato in: bestie — Franci Z. @ 4:25 am

Pane e miele al mattino, verdura freasca la sera. E’ questo il teorema di Pitagora.
La formula alimentare che mette matematicamente d’accordo la salute del corpo con la purezza dell’anima. Un modo di mangiare eticamente corretto. Senza deplorevoli spargimenti di sangue. L’inventore delle tabelline è il simbolo stesso del vegetarianesimo occidentale. Al punto che fino all’Ottocento, quando compare per la prima volta il termine vegetariano, qualunque regime privo di carne si chiamava semplicemente pitagorico. La scelta vegetariana non è solo roba da dietologi. Sin dall’origine è il controcanto nutrizionale di una filosofia. E’ una moratoria alimentare proclamata in nome dei diritti del vivente. Pitagora crede che dopo la morte l’anima possa reincarnarsi negli animali. Ragion per cui mangiare carne è roba da cannibali. Oltre che da ottusi materialisti sempre pronti a menar le mani. Una bistecca sanguinolenta, oltre a togliere lucidità, rende feroci e spietati. Trasforma insomma l’uomo in lupo dell’altro uomo.
Se Pitagora in termini di proteine è integralista, il mite Socrate non gli è da meno.  Per ragioni solo in parte nutrizionali, ma soprattutto etiche. E perfino politiche. La carne intossica l’anima e il corpo. Ma, quel che è peggio, fa male alla collettività. Per avere costolette per tutti è necessario intensificare l’allevamento a scapito dell’agricoltura con grave danno per la spesa sanitaria e per la pace. Più carne uguale più malattie, più lavoro per i medici, più guerre di espansione. Mentre frutta, verdura e legumi sono energia sostenibile. Un mangiare pacifista. Di più, considerare gli animali degli esseri viventi e non dei semplici alimenti a disposizione del signore del creato, innesca un circolo virtuoso tra ecologia e filantropia, animalismo e bontà. Plutarco, autore di un trattato contro la caccia, sostiene infatti che l’amore per gli animali educa gli uomini alla pietà verso i loro simili. E con anticipo di venti secoli sull’attuale argomento salutista, l’autore delle Vite parallele considera l’uomo vegetariano per natura. Perchè il suo apparato digerente lo renderebbe intollerante a cosciotti, coratelle e spuntature. Il vegetariano insomma, mangia per vivere. Bene e in equilibrio con la natura. Il carnivoro invece vive per mangiare. Di tutto e di più. Esattamente lo stesso argomento di Gandhi e di John Harvey Kellog, l’inventore dei corn flakes, la colazione pulita che ha fatto fuori il bacon. 
Al fondo del vegetarianesimo di ieri e di oggi c’è dunque un imperativo categorico che si traduce in regime alimentare. L’uomo non è il padrone del mondo. Gli animali gli sono fratelli e non sudditi. E’ questo afflato equo e solidale verso il vivente che spiega la fortuna di erbe e legumi presso le anime belle di tutti i tempi. Da Platone a Leonardo, da Jean-Jacques Rousseu a Lev Tolsoj, da Albert Einstein ai Beatles, dal Dalai Lama a Tiziano Terzani, da Margherita Hack a Lisa Simpson. Unica eccezione che conferma la regola: Adolf Hitler.
Oggi i fan della proteina nonviolenta sono in crescita esponenziale. Un po’ per ragioni salutiste, un po’ per ragioni naturiste il vegetarianesimo, più o meno radicale, è entrato nel paniere del cittadino politically correct. Una sorta di obiezione di coscienza alimentare che ci libera dalle colpe della carne gratificando il nostro Super io neopitagorico. Così ci mettiamo a tavola finalmente in pace con il mondo. Senza doverci chiedere ogni volta di che cosa è morto il nostro cibo. 

di Marino Niola, la Repubblica

 

be vegetarian #2 Febbraio 22, 2008

Archiviato in: bestie — Franci Z. @ 2:33 am

copio e incollo dal forum di umberto veronesi su corriere.it:

domanda:

Dopo aver visto un filmato sulla macellazione degli animali per il normale consumo alimentare mi sono posto il dubbio “morale” su tale consuetudine. Oltre al dubbio morale mi sono chiiesto gli effettivi vantaggi/svantaggi di una dieta vegetariana. Ovviamente mi chiedo(e le rivolgo tale interrogativo) se eliminare il consumo di carne possa pregiudicare lo stato di salute.
Ma non è solo di questo che volevo parlarle. Chi è abituato a consumare carne non lo fa solo per una necessità fisica, ma per puro piacere. Per quanto mi riguarda mi piace mangiare carne, arrostirla,tritarla,cucinarla in ogni modo. Mi mette in soggezione il processo per cui un essere vivente diventa “bistecca”, e provo dispiacere per questa situazione ingiusta, ma trovo enormi difficoltà nel rinunciare al mio stile di vita e a tutti quei rituali legati al consumo della carne. Trovo appunto difficoltà a liberarmi da questa dipendenza psicologica, ma mi sento un vigliacco nel mangiare un vitello che qualcun altro ha “sgozzato” al mio posto.
Ha qualche ragione che potrebbe convincermi?

risposta di umberto veronesi:

Car Alex, posso solo dirti che la mia scelta di essere vegetariano è nata proprio per motivi etici, per il rispetto per la vita di altri esseri viventi. Sono vegetariano da sempre per ragioni filosofiche, ho il massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie quando non può far valere le proprie ragioni: non mi piace festeggiare i piaceri della tavola a spese di altri esseri. Gli animali di allevamento sono sottoposti a un trattamento crudele. Sono ormai considerati “macchine di trasformazione” di una merce a costo noto (i mangimi) in un’altra (la carne) il cui prezzo deve essere remunerativo al massimo, detratte le spese di allevamento che devono essere contratte al minimo. Anche la pratica della macellazione risveglia un senso di ripugnanza nel vedere come l’animale viene inizialmente solo stordito per poi essere sgozzato in modo che la morte avvenga per dissanguamento (questo è quanto impone la legge sulla macellazione) , affinché la sua carne prenda un colorito più chiaro. Rinunciare alla carne dunque può contribuire ad alleviare le sofferenze degli animali, tra l’altro senza danneggiare in alcun modo la nostra salute. La carne non è indispensabile alla nostra alimentazione, nemmeno durante lo svezzamento: le proteine necessarie al nostro organismo, oltre che nella carne e nei cibi di origine animale, si trovano anche in molti vegetali, come i legumi. È dunque possibile trarre dal mondo vegetale una dieta ricca e variata capace di fornirci vitamine, proteine, zuccheri e grassi vegetali in modo completo e calibrato. Esistono poi prove scientifiche che questi alimenti, se consumati in quantità sufficiente, permettono anche di evitare alcune carenze e rinforzano la resistenza contro le malattie infettive. I vegetariani, in genere, hanno non soltanto una vita più lunga dei carnivori, ma evitano malattie croniche invalidanti.
Non ho purtroppo la formula magica per liberarla dalla “dipendenza psicologica” e credo che la decisione di abbandonare la carne sia frutto di lucida volontà più che di un impulso. Posso solo suggerirle di provare con grande serenità a vivere un periodo senza carne, e sono fiducioso che scoprirà che la “dipendenza” non esiste.

 

be vegetarian Febbraio 12, 2008

Archiviato in: bestie — Franci Z. @ 1:44 pm

250.000.000 (duecentocinquanta milioni): sono gli animali che, ogni anno, vengono abbattuti dai cacciatori: caprioli, volpi, cervi, stambecchi, cinghiali e milioni di uccellini. a questo numero impressionante aggiungete i milioni di animali che vengono uccisi in allevamenti costretti, a differenza dei loro fratelli e cugini di bosco, a vivere tutta la vita in gabbie al limite della decenza in condizioni di vita e di igiene più che discutibili.20 anni: è l’età massima a cui possono arrivare i polli, i maiali, le pecore e le anatre…se fossero lasciati in pace dall’uomo. nelle società occidentali, invece, i polli vivono fino a 5-6 settimane, i maiali 5 mesi, le pecore 6 mesi e le anatre 3-4 mesi.dai 30 ai 60 anni: è l’età a cui potrebbero arrivare i bovini. nella realtà le mucche vivono fino a 4-5 anni quando sono utilizzate per il latte, 3-5 mesi i vitelli e 18-20 mesi i tori.35-40 anni: le oche vivono, grazie all’uomo, solo per pochi mesi, ma la natura le ha dotate di una vita lunghissima purtroppo sprecata.

è un’ecatombe.